storiadell'artefacendo

Il rapporto con le opere d’arte è dinamismo, comunicazione, vita. Da millenni dipinti, sculture, architetture ci parlano e non smettono mai di trasmetterci le loro perle. Dopo millenni non hanno ancora esaurito il loro carico. È questo che le rende immortali. Ma per accoglierlo noi dobbiamo imparare il loro linguaggio. E imparare ad ascoltarle.

Name:

Ciao, sono Pamela. Sono laureata in Storia dell'arte contemporanea. Attualmente sto collaborando con il museo civico della mia città e sono iscritta al secondo anno della Ssis per l'insegnamento della Storia dell'arte nelle scuole di secondo grado.

Monday, March 13, 2006

LIBRI E NOVITA'!

Vi segnalo un libro di recente pubblicazione (dicembre 2005) molto interessante e di grande valore scientifico.
Si tratta di "LORENZO LOTTO DA VENEZIA A TREVISO. RITRATTI E COMMITTENTI 1542-1545" edito da Matteo Editore. L'autrice è Elsa Dezuanni.

Il libro.
L'autrice ha indagato sui nove ritratti dipinti da Lorenzo Lotto (Venezia c.1480 - Loreto 1556/57) durante il secondo dei suoi soggiorni a Treviso, dal 1542 al 1545. Degli effigiati si conoscevano i nomi, perché il pittore li aveva annotati in un registro dei conti, scoperto alla fine dell'Ottocento a Loreto nel convento dove egli aveva concluso i suoi giorni. Fino ad ora i personaggi ritratti non erano stati identificati o non esistevano ancora conferme su base documentaria delle supposizioni fatte da altri studiosi, a partire dalla monografia di Bernard Berenson del 1895. L'autrice, considerando che il pittore era solito inserire particolari iconografici riconducibili all'identità dei personaggi che ritraeva, ha indagato fra le carte di archivi pubblici e privati per ricostruire il profilo dei nove. Ha confrontato poi le caratteristiche dei singoli con gli effigiati nei ritratti noti in quegli anni, sviluppando un racconto appassionante sulle vicende che portano, su base documentaria, a iundividuare tre di loro (Staatliche Museen di Berlino, Philadelphia Museum of Art, ex coll. Cini di Venezia), a prospettare forti probabilità di riconoscimento per un quarto (Art Museum, El Paso) e a confermare precedenti supposizioni relative ad altri tre (Milano, Pinacoteca di Brera)

Notizie sull'autrice.
Storica dell'arte e pubblicista, Elsa Dezuanni si dedica soprattutto a ricerche sulla pittura veneta del Rinascimento, in particolare su Lorenzo Lotto. Ha pubblicato studi e saggi in cataloghi di grandi mostre e e riviste scientifiche di settore. Scrive di critica d'arte per quotidiani del gruppo Espresso-Repubblica.

Se amate questo artista, vi segnalo che presso il Museo civico Luigi Bailo di Treviso è custodita una delle opere più note dell'artista: Ritratto di monaco domenicano. Il dipinto è firmato e datato Laurentius Lotius 1526. La data premette di identificare nel monaco il padre guardiano del convento dei Santi giovanni e Paolo di Venezia, dove il pittore soggiornò alla fine di quell'anno, al suo riotorno a Venezia, dopo quasi vent'anni di assenza dal Veneto (ricordiamo il soggiorno a Treviso in gioventù, tra il 1499 e il 1506, sotto la protezione del vescovo Bernardo de' Rossi). Questo ritratto, anche se non eseguito a Treviso, documenta tuttavia un artista molto legato alla città. Il personaggio è ritratto al tavolo di lavoro con il libro dei conti, la "cassa" e le chiavi, strumenti dell'ufficio ma anche simboli del suo potere. Al di sotto delle fattezze fisiche traspare un'espressione di furbizia nella piega delle labbra e nello sguardo di traverso, di avidità nella mano che trattiene il foglio su cui è posata. Allo stesso modo affiora sulla pelle l'ombra scura della barba o sfuggono ciocche di capelli dal cappuccio. Dal punto di vista pittorico appare di alto livello il contrasto chiaroscurale tra le parti in ombra-il mantello con le sue pieghe nere- e le parti in luce -il volto, le maniche bianche, il fazzoletto sotto il polso sinistro, il luccichio delle chiavi e le monete.

Sunday, March 12, 2006

GIAPPONE, GIAPPONISMO E IMPRESSIONISMO

Con la parola Japonisme si indica convenzionalmente soprattutto il periodo che va da circa il 1860 al 1914 in cui è più forte, a vari livelli, l'accettazione di elementi o princìpi dell'arte nipponica (nella foto accanto: Hokusai, La grande onda).
Dopo le tante riproduzioni presentate alla Esposizione Universale del 1867, le stampe giapponesi erano diventate di grandissima attualità tra gli artisti.
Si sa che molti di questi pittori e loro seguaci (come Edmond de Gouncourt, autore della prima monografia su Utamaro), erano collezionisti di stampe giapponesi, tanto che spesso le inserivano nelle loro opere.



Un esempio lo possiamo trovare nell'opera Emile Zola, realizzata da Edouard Manet nel 1868 (vedi foto in alto) e oggi custodita presso il Musee d'Orsay di Parigi. Zola era uno stretto amico dell'artista e ne aveva compreso il genio. Infatti, di fronte alle critiche rivolte a Manet e alla sua esclusione ai Salon ufficiali, più volte ne prese le difese in articoli e saggi. Grazie allo scrittore, l'artista ebbe la possibilità di conoscere anche Cezanne e Monet (di cui ricordiamo in questa sede in particolare l'opera Lo stagno delle ninfee oppure Camille Monet in costume giapponese (La giapponese)).
Nel 1868 Manet ritenta le vie ufficiali e presenta al Salon questo ritratto di Zola, che finalmente viene accettato. Il ritratto è un genere dalla tradizione ben consolidata, come lo è l'impianto di quest'opera. Lo scrittore, con un libro aperto in mano, è seduto al tavolino su cui si trovano i simboli del mestiere: inchistro, alcuni volumi tra cui spicca la monografia scritta da lui dell'amico Manet, e la pipa. Lo stretto legame tra il critico e l'artista è sottolineato dalla familiarità dell'ambiente e dalle tre immagini incorniciate alla parete di fondo, che rappresentano l'Olympia di manet, una incisione di Velasquez e una famosa stampa giapponese.

All'epoca per l'Europa l'Estremo Oriente e in particolare il Giappone e la sua produzione artistica, la sua cultura erano diventati una vera e propria moda. Per i giovani di nobili origini il viaggio nell'Estremo Oriente era ormai un must!!
Basti pensare a come fu creata la collezione del Museo di arte Orientale di Venezia.
La raccolta risale appunto agli ultimi decenni del XIX secolo, quando Enrico di Borbone, conte di Bardi, fece un viaggio in Asia che durò diversi mesi spingendosi sino alle terre del Sol Levante. Durante questo periodo raccolse più di 3000 oggetti d'arte, che sistemò a Palazzo Vendramin Calergi, dove risiedeva. Egli volle inoltre che fosse allestita una esposizione permanente. Alla sua morte, dopo innumerevoli vicissitudini, la collezione fu ospitata a Ca' Pesaro, dove è ancora collocata.
Il museo merita davvero una visita. Nonostante un allestimento non molto funzionale, la collezione è pregevole e molto ricca.

Se siete interessati, il link al museo è:
http://www.artive.arti.beniculturali.it/MuseoArteOrientale.html
Riguardo Manet ed il suo dipinto:
http://www.artonline.it/opera.asp?IDOpera=1416
Riguardo Monet le opere citate:
http://www.artonline.it/opera.asp?IDOpera=137
http://www.artonline.it/opera.asp?IDOpera=152

Saturday, March 11, 2006

Curiosità e Iconografia Musicale

LO SAPETE CHI ARRIVA ATTRAVERSO LA VIA DELLA SETA??
IL LIUTO!!


Osserviamo come esempio l'opera intitolata La Presentazione di Cristo al Tempio, Santi e angeli musicanti.
Essa fu realizzata da Carpaccio nel 1510. Si tratta di una pala eseguita per l’altare della chiesa di San Giobbe a Venezia, dove già era presente la Pala Madonna con il Bambino, Santi e angeli che Giovanni Bellini aveva eseguito nel 1487 e di cui sente l’influenza.
Nell’opera di Carpaccio, le figure formano una vera e propria architettura umana: la Madonna, nell’atto di mostrare il Bambino, e il Sacerdote del Tempio, che si sporge per guardarlo, assumono posizioni oblique convergenti. In posizione arretrata rispetto alla scena principale, gli altri personaggi assistono all’evento riprendendo anch’essi le medesime posizioni convergenti. Il risultato è appunto una costruzione piramidale simmetrica, il cui cuore coincide con l’immagine del Bambino.
L’architettura umana descritta si relaziona con le forme dell’architettura dipinta sullo sfondo, che a sua volta riprende l’architettura reale della chiesa di San Giobbe per la quale era stata dipinta l’opera.
La luce, chiara e netta, proveniente da un punto in alto a destra della rappresentazione, accende i toni, soprattutto i rossi e i blu con cui è costruita tutta la raffigurazione.
Nel piano inferiore del dipinto, tre angeli musicanti, ritratti in posizioni disinvolte e movimentate, intonano musiche celesti.
Nella pala di Carpaccio, l’angelo di sinistra viene ritratto mentre suona una tromba, strumento tipico dei sacerdoti ebrei durante le cerimonie religiose, quello di destra invece tiene in posizione di attesa un violino ed il rispettivo archetto. Al centro invece, in posizione rialzata rispetto agli altri (riprendendo così la struttura piramidale della composizione) troviamo un angelo intento a suonare IL LIUTO.

IL LIUTO è uno strumento dalle origini antichissime, nato in Oriente e diffusosi poi in un territorio vastissimo, dall’Italia sino all’Estremo Oriente, in Giappone.
Inseguendo le linee fittissime del confronto tra le culture d’Europa e del Medio Oriente, si possono rintracciare i segni di una circolazione continua di uomini, materiali ed idee. L’arte in particolare, dalla letteratura alla musica, ha tratto frutti fecondi da questo incontro, favorendo profonde interazioni tra i due mondi.

Il nome “liuto” deriva dall’arabo “al oud” che vuol dire “legno”. Strumento solistico per eccellenza, esso possiede una cassa armonica piriforme costruita con un assemblaggio ad incastro di listelli lignei. Il piano armonico è decorato al centro da un foro di risonanza costituito da una rosetta ad arabesco disegnata a traforo in legno di bosso, detta Stella, dal termine germanico Stein.
L’oud, interamente costruito in legno (da cui appunto il nome), trova la sua origine in epoca preislamica a partire dalla Persia (dove veniva chiamato Barbat) e appare nel mondo arabo alcuni secoli prima della nascita di Cristo, sostituendosi ad una primitiva versione con la cassa armonica ricoperta di pelle. L’oud nasce come strumento per la musica colta e ne diviene presto il punto di riferimento, come sultano di tutti gli strumenti musicali. Ogni caratteristica dello strumento ha una forte valenza simbolica: dalle proporzioni, ai motivi decorativi della “rosa” al centro della tavola armonica, alle corde. Ogni elemento è stato concepito facendo riferimento alle scienze astrologiche, mediche e filosofiche.

A partire dai territori arabi, il liuto si diffuse sino agli estremi confini del mondo allora conosciuto. Esso seguì principalmente due vie di espansione: una occidentale, attraverso la penisola Iberica sino in Italia, e una orientale, attraverso la Via della Seta, sino in Cina e da lì fino in Giappone.

La sua introduzione nel mondo occidentale si vuole fare risalire all’epoca delle crociate, quando l’Occidente entrava in più diretto contatto con la cultura islamica.
La penisola Iberica, estremo Occidente d’Europa, infatti è stata da sempre punto d’incontro delle popolazioni che da Oriente si muovevano passando a Nord e a Sud del Mediterraneo. E quando nel 711 gli Arabi conquistarono l’Andalusia si diffusero la cultura islamica, la sua musica e con essa anche il liuto.
Anche la Sicilia fu dominazione moresca ed è quindi lecito pensare che anche attraverso le sue terre la musica islamica (e con essa il liuto) sia stata veicolata per diffondersi nella penisola e non solo.
Un esempio può essere osservato nella stella che in epoca medievale offre alcuni interessanti esempi dal punto di vista decorativo, unendo talvolta elementi arabescati con quelli provenienti dall’arte occidentale dei rosoni delle chiese.

La seconda via di diffusione del liuto è quella che lo porta sino all’estremo Oriente. Essa viene suddivisa in due tappe geografiche e temporali. La prima tappa è quella che attraverso la Via della Seta giunge fino in Cina. La seconda è quella che dalla Cina arriva in Giappone.

Dunque, attraverso questa via intorno al IX secolo il liuto poté giungere sino in Cina. Qui esso ebbe subito grande successo e venne usato soprattutto nell’ambito della sfera religiosa. Dalla Cina poi il liuto (come del resto quasi tutti gli strumenti musicali) giunse in Giappone attraverso i missionari provenienti dalla Cina. Da essi, infatti, a partire dal X secolo, i Giapponesi conobbero il liuto e ne appresero i canti.

Se cerchi ulteriori informazioni puoi consultare i seguenti siti:

Riguardo il liuto e gli strumenti musicali cinesi e giapponesi:

http://www.artive.arti.beniculturali.it/MuseoArteOrientale.html

Riguardo gli strumenti musicali in generale, la loro storia, il loro legame con la società e la loro applicazione musicale:

http://www.museostrumentimusicali.it/visita_museo.asp

Riguardo la pala di Carpaccio e quella di Bellini:

http://www.artive.arti.beniculturali.it/Accademia/Frame%20accademia.htm

Friday, March 10, 2006

LO SAPEVATE CHE...


Visto che abbiamo citato la Via della Seta, parliamone un po': essa ha grandi influenze anche sulla storia dell'arte! Attraverso di essa giungono da noi le opere d'arte orientale che influenzano l'arte occidentale. Attraverso di essa giungono in Oriente gli influssi occidentali. Il risultato è un gioco di influenze che si mescolano con le tradizioni locali!

“Via della Seta” è un termine usato per la prima volta dallo studioso tedesco Ferdinand von Richtofen nel XIX secolo per indicare quell’insieme di percorsi carovanieri e rotte commerciali che congiungeva l’Asia Orientale, e in particolare la Cina, al Vicino Oriente e al Bacino del Mediterraneo. L’espressione sintetizza gli intensi traffici commerciali e gli scambi culturali intercorsi tra Oriente e Occidente dal III sino al XIX secolo. Lungo questo percorso via terra, lungo più di 7000 Km, transitavano carovane con cammelli carichi di seta, il prezioso materiale di cui la Cina ha conservato a lungo il segreto della lavorazione, garantendosi così il monopolio del tanto ricercato prodotto che trovava acquirenti fino a Roma.
Nei secoli hanno percorso questa via mercanti, condottieri, eserciti, commercianti, uomini di fede, esploratori, ambasciatori, emissari, pellegrini, artisti e molti altri. Con essi hanno viaggiato merci di ogni tipo: dalla seta alle pietre e metalli preziosi e poi perle, manufatti, armi, opere d’arte, spezie, , materiali, tessuti, animali,… Ma non solo: lungo questa via è avvenuto soprattutto lo scambio delle idee, delle fedi religiose, delle scuole di pensiero e degli stili artistici.
Nessuna carovana ricopriva l’intero percorso, troppo lungo, con un clima avverso e col pericolo di ruberie e rapine; la maggior parte delle merci passava di mano in mano nei punti di sosta delle oasi o delle città carovaniere, giungendo così a destinazione.

Se ti interessa l'argomento, ti rimando al link già segnalato in precedenza che pare il più completo in materia:

http://www.sapere.it/tca/minisite/geografia/via_seta/

Thursday, March 09, 2006

NEWS MOSTRE!!

Manifesto della mostra

Conoscere quali sono le manifestazioni artistiche che si tengono nel proprio territorio è molto importante. Colgo dunque l’occasione dell’intervento di Desiré per segnalarvi una mostra.
Si intitola: La via della seta e la civiltà cinese. Nascita del Celeste impero (221 a.C.-970 A.D.) e sarà la prima di quattro appuntamenti biennali sul tema. Si tiene a Treviso, presso Ca’ dei Carraresi e rimane aperta fino al 30 aprile 2005.
Drago in bronzo, Dinastia Qin
INFORMAZIONI GENERALI:
Le altre tre tappe saranno: Il Tesoro dei Mongoli (970-1368) prevista per il 2007, Lo Splendore dei Ming (1368-1644) per il 2009, Manciù: L’Ultimo Impero (16441-1911) per il 2011.
Queste quattro mostre offriranno una conoscenza completa e inedita della produzione artistica cinese dal III secolo avanti Cristo fino agli inizi del 1900, mostrando terrecotte, ceramiche e bronzi, preziosi tessuti di seta, affreschi e gioielli provenienti dai musei nazionali e dai musei della Via della Seta situati nelle province e nelle regioni della Cina.

Guerriero di Xi'an e corazza in pietra (dinastia Qin)


LO SCOPO:
L’intento di queste mostre è quello di avvicinare l’Europa alla Cina (cavalcando l’onda dei recenti sviluppi della politica economica italiana e cinese). La Cina (che sta diventando una potenza mondiale grazie ad uno straordinario e rapido sviluppo economico) e la sua millenaria tradizione sono argomenti di gran fascino e bellezza ma purtroppo sono ancora poco conosciuti da noi.

LA MOSTRA:
La mostra attuale si sviluppa parallelamente su due percorsi: uno storico-geografico lungo la Via della Seta (che per più di quindici secoli ha messo in comunicazione il Mediterraneo con la Cina, costituendo la prima efficace via di trasporto tra le due differenti realtà) ed un altro culturale ed artistico che racconta la nascita e la storia della Cina attraverso le Dinastie (Han e Tang) legate alla Via della Seta. Vengono esposti corredi funerari molto antichi, ceramiche, bronzi e alcune sete preziose.
Tessuto adamascato Cacciatore a cavallo in ceramica (Dinastia Tang)

IL PARERE:
Io sono stata a vederla e l’ho trovata interessante, anche se di non immediata fruizione. Se intendi andare a vederla ti consiglio di prendere una guida o un’audioguida. Senza può risultare difficile gustarla ed è facile perdere il filo, visto che anche l’allestimento è molto buio.
Altrimenti ti segnalo un sito davvero completo e molto bello dove puoi trovare molte informazioni, approfondimenti e contenuti che ti possono aiutare durante la visita (o per prepararti ad essa). Il link è:
http://www.sapere.it/tca/minisite/geografia/via_seta/
Il sito della mostra invece è www.laviadellaseta.info

INFO TECNICHE:
La via della Seta e la Civiltà Cinese:
La Nascita del Celeste Impero
Treviso, Casa dei Carraresi - Via Palestro, 33
22 ottobre 2005 - 30 aprile 2006
ORARIO
Martedì - mercoledì - giovedì – domenica: 9.00 - 20.00
Venerdì e sabato: 9.00 - 21.00
Chiuso il lunedì.
BIGLIETTI
Interi €: 9,00 - Ridotti €: 7,00

FAMMI SAPERE CHE NE PENSI!!!

MUMBLE MUMBLE…BOH?!

Alle volte, quando si studia, è difficile capire se abbiamo…capito!
Scusate il bisticcio di parole, ma vorrei sottolineare che rendersi conto delle proprie conoscenze ci aiuta anche nel lavoro in classe e in particolare nell’affrontare una verifica o una interrogazione! Infatti, se ci accorgiamo di non avere chiaro un concetto, o di non ricordarci quella certa cosa…torniamo a riguardarla; ma per fare questo dobbiamo prima accorgerci di non saperla!
Allora dobbiamo sviluppare la nostra capacità di AUTOVALUTAZIONE.
Avere coscienza di quel che sappiamo infatti ci pone in atteggiamento positivo sia in classe sia fuori, ci fa essere più sicuri di noi stessi e, perché no, più coraggiosi!
Ora, giacché abbiamo appena parlato di Piero della Francesca…proviamo a metterci alla prova!! Vediamo cosa abbiamo capito e cosa sappiamo di lui:

(Se hai dei dubbi, delle curiosità o c’è qualche domanda cui non sai rispondere possiamo discuterne e trovare insieme una risposta, nel blog o in classe.)


1) Secondo Piero della Francesca «la pittura contiene in sé tre parti principali», quale tra le seguenti non viene nominata dall’artista?
a) Disegno
b) Colorare
c) Lume
d) Commensuratio

2) L’arte di Piero della Francesca viene definita da Longhi come:
a) Sintesi cromatica di luce-figura
b) Sintesi prospettica di forma-colore
c) Sintesi formale di linea-superficie
d) Sintesi compositiva di geometria-spazio

3) Qual è la lezione più importante impartita da Domenico Veneziano all’allievo?
a) Una pittura velata, fatta di trasparenze che esalta le forme
b) Una pittura densa, materica, pastosa, che materializza i volumi
c) Una pittura chiaroscurale, intensa, che sbalza i personaggi in primo piano
d) Una pittura luminosa, chiara, tersa, che costruisce le figure nella luce

4) Quali sono in Piero della Francesca gli elementi riconducibili all’influenza di Paolo Uccello?
a) Attenzione cromatica e costruzione figurativa tradizionale
b) Tendenza al monocromo e attenzione alla spazialità
c) Attenzione agli elementi geometrici e luminosità accesa
d) Attenzione alla razionalità geometrica e costruzione dello spazio attraverso le forme

5) Il Trattato d’abaco di Piero della Francesca era rivolto ad un pubblico preciso. Quale delle seguenti affermazioni in proposito è errata?
a) Il trattato era rivolto alla classe aristocratica ma veniva consultato anche dagli artigiani
b) Il trattato era rivolto alla classe commerciale ma veniva utilizzato anche dagli artisti
c) Il trattato era rivolto alla classe religiosa ma veniva usato anche dai mercanti
d) Il trattato era rivolto alla classe popolare ma veniva consultato anche dagli uomini di scienza

6) Quale delle seguenti citazioni di Piero Adorno (L’arte italiana, vol.2 tomo 1, G. D’Anna ed, Firenze 1997) riguarda la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca?
a) «Questa durezza, questa impenetrabilità sono indispensabili per raggiungere il senso di isolamento di ognuno dei personaggi, la sua non-partecipazione ai fatti transitori, la sua incorruttibile eternità»
b) «Ad accrescere il senso ineluttabile della grande tragedia che si è compiuta è, in primo piano e dunque nella massima evidenza, il corpo di cristo, volutamente deformato nelle proporzioni, per una violenta espressione di dolore»
c) «[…] la linea non definisce , ma indica, accenna; e il chiaroscuro, invece che mezzo per esaltare il volume dando vigoria ai corpi, […] è ombra che attenua i risalti, che ammorbidisce i contrasti»
d) «L’alta tragicità nasce dallo scorcio violento che, accorciando la figura, la deforma mettendone in risalto le sporgenze anatomiche […]»

7) Da quali elementi, secondo Baxandall, era composta l’agenda di Piero della Francesca?

8) Nell’opera La madonna del parto di Piero della Francesca in quale figura geometrica può essere inserita la Vergine? Perché Piero faceva riferimento a questi elementi?

9) Perché nella sua produzione pittorica Piero della Francesca spesso usa più volte lo stesso cartone per i volti dei suoi personaggi? Fai un esempio.

10) Scegli una delle seguenti citazioni e commentala sulla base dello studio svolto in classe.
a) «Un dipinto del XV secolo è testimonianza di un rapporto sociale» (Baxandall)
b) «Piero scriverà un trattato di prospettiva e lo intitolerà De prospectiva pingendi per dimostrare, come dimostra, che la prospettiva non è una premessa dell’operazione pittorica, ma la pittura stessa» (Argan)
c) «Sono alcuni che hanno oppenione la pulcritudine essere una certa posizione di tutti i membri, o veramente commensurazione e proporzione, con qualche soavità di colori» (M.Ficino)

Buon lavoro!

Tre nuove immagini per Piero della Francesca


Riguardo allo studio affrontato di Piero della Francesca, inserisco alcune immagini che spesso sono difficili da trovare e il più delle volte i manuali di storia dell’arte non riportano.
Per capire cosa ci vuole dire l’artista è necessario conoscere anche il soggetto dei suoi discorsi e delle sue opere oltre che le sue conoscenze!!
È fondamentale VEDERE, VEDERE, VEDERE quanto più possibile!

1.
La prima immagine rappresenta i CINQUE CORPI REGOLARI, di cui parla Piero nel suo testo De quinque corporibus regolaribus. Piero nella sua opera chiarisce come tanta parte dell’importanza del suo lavoro derivi proprio dall’applicazione dei principi matematici ed euclidei nella realizzazione dei suoi dipinti e dunque dalla capacità di ricondurre le forme rappresentate ai modelli dei corpi regolari, simbolo di armonia e proporzione (seconda immagine).

2.


Ecco allora anche la terza e la quarta immagine che ci mostrano come l’artista si fosse dedicato allo studio della PROSPETTIVA e delle proporzioni ARCHITETTONICHE e avesse intrapreso una analitica ricerca riguardo la rappresentazione del CORPO UMANO ed i RAPPORTI ARMONICI (…la famosa Sezione aurea).
3. 4.

Piero della Francesca è un artista poliedrico (tanto per stare in tema!!) le cui conoscenze spaziavano dalla matematica mercantile alla geometria, dall’architettura alla pittura.

Wednesday, March 08, 2006

La pala di Castelfranco ritorna a casa!

L’8 DICEMBRE 2005 si può considerare una data fondamentale: è il giorno in cui la Pala di GIORGIONE è finalmente tornata a casa.
Questa è davvero un’occasione da non perdere: vale la pena di andare a vederla!! Avere la possibilità di osservare un’opera dal vero piuttosto che doversi accontentare della sbiadita fotografia del libro di testo (che, per carità, è sempre meglio di niente ed è il punto di partenza) è una condizione privilegiata che può cambiare radicalmente il nostro rapporto con l’opera e può svelarci nuovi particolari, sorprese e soprattutto sfatare i pregiudizi che naturalmente ci creiamo. Quante volte infatti ci stupiamo di fronte ad un quadro perché ce lo aspettavamo molto più grande? E come rimaniamo stupiti di fronte alla brillantezza ed alla vivacità di colori che pensavamo molto più bui (a causa delle solite diapositive i cui colori virano immancabilmente sul rosso)??
Dunque non perdiamo l’occasione!!

Il DUOMO di Castelfranco Veneto (sito in Vicolo del Cristo, n. di tel.0423 495202) è APERTO dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00 (ovviamente le visite sono sospese durante i riti liturgici)

Ed ora un po’ di informazioni che vi possono servire come guida per una visita:



LA PALA (1503-04 circa; cm 200,5x144,5)
La pala ha recentemente subito un delicato intervento di restauro conservativo grazie al quale sono stati compiuti analisi tecnico-scientifiche che hanno apportato nuovi spunti di riflessione e di ricerca.
L’opera fu commissionata dal condottiero Tuzio Costanzo per la cappella di famiglia nel duomo della città, in occasione della morte del figlio Matteo (avvenuta tra la primavera del 1503 e l’estate del 1504 a soli 23 anni), caduto in battaglia. Soggetto del dipinto è una sacra conversazione tra la Madonna in trono con il Bambino e i Santi Francesco, a destra, e Nicasio (identificato anche in San Giorgio o San Librale, patrono della città), a sinistra.
La grande novità dell’opera sta nell’ambientazione della scena descritta, che non fa più riferimento ad una immagine di interno aulico o ecclesiastico ma risulta nuova, originale. Infatti l’altissimo trono sul quale siede la Vergine è immerso nella luce naturale, diffusa, la stessa luce che illumina il paesaggio retrostante. Nella campagna immersa nel verde due figure in armatura richiamano, insieme al villaggio turrito, il concetto della guerra e di tutto ciò che essa comporta. Non dimentichiamo infatti che la commissione dell’opera veniva da un condottiero che aveva perso il proprio figlio proprio nel corso di una battaglia!
Una cortina di velluto rosso come una cesura sembra separare il mondo umano, terreno, della guerra e del dolore dal mondo sacro, calcato dai due Santi (i quali rappresentano il coraggio, Nicasio, e la pietà, Francesco). Mediatore tra i due mondi è la Madonna.
Inizialmente la pala era stata collocata nella chiesa in una posizione differente da quella odierna, dunque la percezione dell’opera doveva risultare molto diversa, come anche la stessa angolazione da cui poteva essere osservata.




E poi, giacché siamo a Castelfranco…



Perché non soffermarci un po’ di più e completare la visita andando a vedere un’altra opera di Giorgione? Si tratta del FREGIO della CASA di GIORGIONE. In realtà il nome del palazzo è Marta-Pellizzari (dal nome delle più importanti famiglie che vi hanno vissuto), ma viene comunemente chiamata Casa di Giorgione per l’affresco eseguito dall’artista intorno al 1502-03.
Le pareti della sala maggiore della casa sono infatti decorate da due fregi (lato est cm 77x1588, lato ovest cm 76x1574) realizzati a monocromo con terra gialla e lumeggiature a biacca e ombreggiature di bistro. Solo il fregio est viene attribuito a Giorgione mentre quello ovest resta anonimo.
Il soggetto dell’opera è costituito da un susseguirsi di oggetti e strumenti di vario tipo (musicali, da disegno, astronomici e letterari) alternati a tondi raffiguranti teste di uomini illustri e a motti entro cartigli. Il fregio è denso di significati esoterici e ha dato luogo a numerose interpretazioni. La più accreditata vuole che il tema conduttore sia la consapevolezza della caducità della vita umana (rappresentata da simboli dello scorrere del tempo, come la clessidra) e l’esaltazione delle virtù e della fama che, sole, possono vincere la morte e donare l’immortalità. Queste si possono conquistare attraverso le arti liberali, rappresentate appunto dagli strumenti tipici: musicali, astronomici, pittorici e letterari, ma anch’esse non sfuggono completamente al dominio del tempo. A maggiore conferma di questo messaggio sono i motti desunti dalla Bibbia, dal Bellum Catilinae di Sallustio e dalle Sententiae di Publilio Sirio. Questi ultimi sono moniti che accentuano il messaggio del fregio.

Gli orari della Casa col fregio di Giorgione (n. di tel. 0423 725022) sono: dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:30. Il biglietto di ingresso è di euro 2,50 (intero) e euro 1,50 (ridotto).


Qualche notizia anche su GIORGIONE per rinfrescarci la memoria…


Giorgione è una delle figure più enigmatiche della storia dell’arte. Ancora oggi i critici hanno grandi difficoltà nella interpretazione dei suoi dipinti e continuamente le opere sono oggetto di nuovi cambiamenti di attribuzione!
Anche le informazioni sulla vita dell’artista sono scarse. Ma vediamo cosa ci dice il buon VASARI: “Questi fu Giorgio, che in Castelfranco in sul Trevisano nacque l’anno 1478, essendo doge Giovan Monzenigo fratel del doge Piero; dalle fattezze della persona e dalla grandezza dell’animo chiamato poi col tempo Giorgione, il quale, quantunque egli fusse nato d’umilissima stirpe, non fu però se non gentile e di buoni costumi in tutta la sua vita. Fu allevato in Vinegia […].”
Qui egli si inserisce nel panorama artistico sulla linea inaugurata da Giovanni Bellini e Vittore Carpaccio, ma risente anche della pittura di Antonello da Messina, Dürer e Leonardo. In particolare quest’ultimo, presente a Venezia nel 1500, rappresentò un punto di riferimento per la qualità cromatica atmosferica del paesaggio. Tra le opere più importanti si ricordino Le tre età (Firenze, Palazzo Pitti), il celebre Fregio di Casa Giorgione (Castelfranco Veneto), La tempesta (Venezia, Gallerie dell’Accademia) e I tre filosofi (Vienna, Kunsthistorisches Museum).
Siamo a conoscenza della data approssimativa della sua morte, da uno scambio di lettere che Isabella d'Este, marchesa di Mantova, tenne con il suo ambasciatore a Venezia Taddeo Albano, in cui questi la informa che nell’autunno del 1510 Giorgione era deceduto nella città lagunare a causa della peste (“ditto Zorzo morì più di fanno da peste”).

Se siete interessati e volete approfondire ulteriormente oppure se cercate altre immagini potete visitare i seguenti siti:

Riguardo la Pala di Giorgione:
http://www.comune.castelfrancoveneto.tv.it/?area=1&menu=177

Riguardo il Fregio della Casa di Giorgione:
http://www.comune.castelfrancoveneto.tv.it/?area=1&menu=19

Riguardo la vita e le opere di Giorgione e la relativa collocazione storico artistica rispetto ai suoi contemporanei (ci sono anche degli interessanti link riguardo la vita e l’iconografia dei Santi Francesco, Nicasio, Giorgio e Liberale):
http://www.artonline.it/opera.asp?IDOpera=953

I MOTIVI DELLA SCELTA...

Ho creato questo blog allo scopo di fornire un supporto agli studenti e alle lezioni di storia dell’arte, per aprire una finestra di approfondimento sulla situazione attuale e sulle novità nel campo delle arti, per lanciare notizie su avvenimenti e mostre contemporanee. Lo scopo è quello di favorire e instaurare un dialogo tra opere e studenti. In questo dialogo l’insegnante svolge la funzione di mediatore e facilitatore. La storia dell’arte non è studio sui libri e nulla più: il rapporto con le opere d’arte è dinamismo, comunicazione, vita. Da millenni dipinti, sculture, architetture ci parlano e non smettono mai di trasmetterci le loro perle. Dopo millenni non hanno ancora esaurito il loro carico. È questo che le rende immortali. Per accoglierlo noi dobbiamo imparare il loro linguaggio. E imparare ad ascoltarle.

L’occasione è quella del tirocinio Ssis in presso l’Itt di Treviso. Proprio un Istituto Tecnico per il Turismo infatti per sua natura mira alla conoscenza del proprio territorio e delle sue manifestazioni artistiche e culturali.

...e allora pronti: SI PARTE!!!

Sunday, March 05, 2006

Storiadell'artefacendo